La contrada di Caprile inferiore si presenta come un gruppo di case addossate l’una all’altra quasi a formare un nucleo fortificato.i documenti non attestano se questa località avesse in passato un ruolo di presidio militare, tuttavia la sua funzione e la dislocazione sull’imbocco della Val Mora lungo la Via Mercatorum lasciano supporre che tale ruolo seppur non in modo ufficiale, fosse comunque esercitato. La struttura dell’antico e poderoso portale in pietra che ancora vi si conserva indica che un tempo il borgo poteva venire facilmente isolato dall’esterno, grazie anche alla probabile presenza di difese murarie. È plausibile che la funzione difensiva di Caprile inferiore sia stata esercitata in particolare nel corso del medioevo, in concomitanza con le sanguinose faide derivanti dalle lotte guelfo ghibelline che interessarono anche l’alta Valle Brembana e il territorio della Valle Averara.
Tutta la zona della Val Mora, fin sul crinale dei monti, fa parte del SIC di ‘Valtorta e Valmoresca’, un ambito di 1682 ettari, ricco di boschi, praterie e pascoli. Camosci e caprioli popolano la valle, mentre la Sanguisorba dodecandra, ovvero la salvastrella orobica, è un endemismo erbaceo che si rinviene vicino agli arbusti di ontano.
Il Lago di Val Mora è un invaso artificiale, dalla forma trapezoidale, generatosi con lo sbarramento del Brembo, suo principale affluente, mediante una diga costruita nell’anno 1953. Fa parte dell’impianto idroelettrico gestito dalla Società Italgen costituito dalla diga e dal lago e da una galleria di derivazione che porta l’acqua alla centrale di produzione di Ponte dell’Acqua, ubicata in comune di Mezzoldo, lungo la SS 470, dotata di una turbina idraulica Peton ad asse orizzontale e di un generatore di energia elettrica della potenza di 1900 kW.
È l’unica ‘casera’ che s’incontra attualmente sulla Via Mercatorum. Alla ‘casera’ sono tradizionalmente legati il relativo alpeggio, in origine detto Pizzo Gallo, utilizzato dai bovini nella stagione estiva che si estende su 187 ettari (di cui 150 di pascolo) fra 1600 e 2100 metri d’altitudine, e due baite. I giorni medi di alpeggio sono 88 ospitando vacche brune alpine e capre orobiche. La casera produce e vende in loco ‘formai de müt’, burro, mascherpa. «Il Comune di Ponteranica acquistò, probabilmente nel ‘500, vasti possedimenti ad alta quota della comunità della Valle Averara per costituirvi un pascolo estivo per proprietari del paese che vi mandavano annualmente dei loro mandriani. «Ogni anno alla fine di giugno, le famiglie di Ponteranica potevano affidare, pagando determinate quote, parte del loro bestiame solitamente mucche pecore e incaricati del Comune i quali provvedevano a portarlo ai monti, dove lo custodivano fino alla fine di agosto. Al termine della stagione veniva suddiviso tra i proprietari il valore del formaggio prodotto e della lana scusata, in ragione dei capi in alpeggio”» (Moris Lorenzi).